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C’è un grosso punto interrogativo nell’attuale esperienza dei credenti che si
sforzano di esprimere un’azione culturale e politica: è costituito dalla
questione formativa. La trasmissione alle giovani generazioni di una serie di
elementi conoscitivi e di istanze motivanti per l’azione è un tema di
grandissima difficoltà. Mentre in passato rappresentava una funzione quasi
spontanea e organica di osmosi tra le generazioni (non priva spesso di asperità,
ma sempre frutto di uno scambio naturale all’interno di modelli organizzativi
stabili), essa stenta a trovare forme nuove, quando le istituzioni stesse a
finalità sociali e politiche sono state spiazzate dai fatti o sono sfidate dalla
storia a trovare i modi di un profondo rinnovamento. Appaiono largamente
superate anche le formule coniate in una stagione recente per cercare di ovviare
a questa crisi. La stagione delle «scuole di formazione alla politica» sembra
ormai definitivamente alle nostre spalle: è impossibile qui valutarla anche solo
sinteticamente, ma al di là dei suoi meriti e dei suoi limiti, quell’esperienza
non sembra più riproponibile. Eppure, c’è una larga domanda potenziale di
formazione alla coscienza civile, c’è un interesse di giovani che hanno il gusto
della sfida verso la «casa comune» e sono disponibili a mettersi in causa su
scommesse esaltanti. Perché non si riesce a farli incontrare con la
politica?
Da un approccio critico alle stagioni formative passate, nasce la proposta di
Città dell’uomo e del Centro Sociale Ambrosiano di costruire un percorso
innovativo e sperimentale con un gruppetto di giovani (non più di una trentina,
per ora prevalentemente dell’area lombarda – ma questo soltanto per motivi
logistici). L’idea di partenza è quella di avviare un cammino di tipo
«comunitario», in quanto fortemente integrato nello scambio e nella verifica
comune tra i partecipanti, dotato di momenti forti di condivisione e confronto.
Un lavoro quindi non vincolato da paludamenti accademici, e nemmeno troppo
legato alla logica scolastica della lezione cattedratica, ma fatto di scoperte,
analisi della realtà, domande che stimolino la ricerca e la creatività
individuale. Il percorso è mirato all’assunzione capillare di responsabilità nel
proprio territorio, nella logica di una «riforma della politica» che non abbia
peraltro sbocchi prefissati e definiti in astratto. L’iniziativa - chiamata
«Oltre i confini» - corre su un duplice binario: una serie di incontri mensili
(il primo introduttivo di due giornate nel fine-settimana presso l’Eremo di San
Salvatore, altri di mezza giornata a Milano), preparati dalla lettura di
materiali e continuati con un lavoro di gruppo esteso continuativamente con
mezzi informatici e virtuali, tramite la rete Internet.
L’ispirazione è quella fondamentale del messaggio lazzatiano: aiutare il
credente a pensare politicamente nella sua laicità, tradotta oggi in un
orientamento cultural-politico ben schierato sul versante
democratico-riformatore della contesa politica, anche se non identificato in
nessuna formazione od opzione politica specifica. I contenuti sono pensati con
un taglio induttivo: partendo soprattutto dalla persona e dalle sue dimensioni
profonde (progetti personali, attitudini, valori, scelte, idee, vocazioni...) e
parallelamente dall’attualità sociale e politica, con l'intento di evidenziarne
i nodi critici fondamentali, per poi risalire a prospettive storiche-memoriali,
fondative e teoriche. L’approccio tendenzialmente induttivo si completa quindi
neturalmente con una lettura strutturale e valoriale. Il metodo di lavoro vuole
essere il più possibile coinvolgente e responsabilizzante.
Note operative:
Gli incontri si terranno nella mattinata di sabato presso
la Fondazione Lazzati, largo Corsia dei Servi, 4 – 20122 Milano. Per quanto
riguarda l’appuntamento residenziale, si svolgerà dal pomeriggio del sabato al
pomeriggio della domenica all’Eremo di San Salvatore, nei pressi di Erba, mentre
l’incontro conclusivo, in sede, si prolungherà per l’intera giornata. Chiederemo
una piccola quota di iscrizione (€ 60,00) per coprire i costi (compreso vitto e
alloggio della due giorni iniziale), che sarebbe bello fosse pagata per ogni
giovane da uno “sponsor” istituzionale, che condivide l’importanza del suo
cammino.
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