08 Gennaio 2007 Notizie

L. Pizzolato, Invito alla politica. Linee di un precorso di formazione, Vita e pensiero, Milano 2003

L’eredità di una stagione

La formazione alla politica delle giovani generazioni è da tempo una questione discussa e problematica. Nel mondo cattolico, abbiamo avuto una stagione in cui un proliferare addirittura incontrollato di corsi di formazione e di «scuole di politica» ha svolto quasi la funzione di un surrogato rispetto a un impegno operativo per il mutamento del quadro complessivo e la riforma dei partiti e degli strumenti della politica. La tesi implicita in quella stagione di iniziative era che la crisi politica fosse dovuta all’assenza di una nuova linfa giovanile, presuntivamente immune dei vizi della politica di professione, altrettanto presuntivamente dotata di moralità e spessore personale per effetto delle frequentazione formativa degli ambienti cattolici: essa quindi aveva solo bisogno di qualche nozione deduttiva, a cavallo tra Bibbia, dottrina sociale della chiesa, diritto costituzionale e storia politica, per poter esprimere il proprio protagonismo. Un protagonismo, peraltro, che si pensava generalmente indirizzato alla riforma dall’interno del «partito di ispirazione cristiana», in quell’epoca ancora vivo. Quella stagione è ormai alle spalle, entrata in un circuito irreversibile di sfiducia e di incertezza: i suoi risultati non sempre sono stati significativi, anche se hanno probabilmente permesso l’accostamento alla politica di alcune fasce delle residue energie giovanili collegate ai percorsi pastorali. I suoi effetti in termini strettamente politici non sono certo sembrati sconvolgenti. Nemmeno la maturazione dell’approccio delle comunità cristiane alla questione politica ha fatto molti passi avanti.
Il problema è ancora tutto di fronte a noi, e chiunque non abbia abdicato a porselo sa che la questione è molto più globale e anche difficile da affrontare, rispetto a quel semplicistico schema. Intanto, implica la presa in carico in termini globali di un orizzonte formativo della persona, che non è affatto scontato. Poi, comporta la capacità di creare esperienze di coinvolgimento personale complessivo dei giovani. Ancora, chiede di fare i conti con le decisive dimensioni comunitarie di ogni approccio cristiano alla politica. Inoltre, chiede la capacità di superare la logica deduttiva del tradizionale impianto scolastico, a favore di un approccio induttivo alla comprensione dei meccanismi realistici della politica, cui collegare il discernimento rispetto alle dimensioni fondanti. In ultimo, ma non per questo meno importante, postula il collegamento a una credibile prospettiva riformatrice complessiva della politica, che superi l’illusorio mutamento moralistico da realizzare tramite l’inserimento di nuove generazioni nel sistema.


Un volume innovativo frutto di un’esperienza

Questo sfondo problematico emerge chiaramente nella trama del volume recentemente apparso per la casa editrice Vita e pensiero: Invito alla politica1. Gli autori sono amici e persone significative per il cammino dell’associazione Città dell’uomo e di questa rivista: Luigi Franco Pizzolato è docente di Letteratura cristiana antica, allievo di Giuseppe Lazzati e suo successore sulla cattedra dell’ateneo cattolico milanese, tra i fondatori e poi anche presidente dell’associazione Città dell’uomo; Filippo Pizzolato è suo figlio – quale miglior esempio di trasmissione e collaborazione formativa tra le generazioni? – che è giovane ma già affermato e stimato studioso di Diritto pubblico.
Il loro lavoro raccoglie ed esprime i contenuti essenziali di un percorso formativo sperimentato da anni nel contesto della comunità parrocchiale di Redona a Bergamo, che ancor oggi procede con notevole successo e costituisce un punto d’incontro per molti giovani. In questo senso, non siamo di fronte a un libro scritto «a tavolino», ma testato e sperimentato nel vivo di un percorso formativo concreto, esigente e impegnativo. Il suo carattere essenziale è un solido equilibrio tra la concretezza dell’aderenza alla realtà e una impostazione «forte» dal punto di vista delle motivazioni e della struttura valoriale dell’agire politico. Come scrive il cardinal Carlo Maria Martini nella presentazione: «Gli autori ragionano e fanno ragionare, rimanendo sempre su un piano oggettivo e realistico, senza fughe utopiche, sforzandosi di saldare idealità e concretezza, progetti arditi e fattibilità»2.
E’ impossibile qui, nei limiti di una breve presentazione, esaurire il resoconto dei contenuti del volume. Merita però rendere conto almeno nelle linee essenziali della struttura con cui sono pensati e collegati fra loro la trentina di densi capitoletti. Sono infatti concentrati attorno a tre fuochi principali: le motivazioni fondamentali dell’impegno politico; i fondamenti antropologici e le strutture fondamentali della politica; alcune categorie e luoghi dell’azione politica.


Un significato «alto» della politica

Quanto al significato e alle motivazioni dell’impegno politico, il volume inizia con un riferimento forte al significato della politica per la ragione umana, ma soprattutto alla sua collocazione in una prospettiva di fede cristiana. La contestazione fondamentale va in questo senso contro le posizioni che svalutano la politica, contrapponendole una presunta integralità della certezza della fede, che trascende spesso in una scelta intimista oppure privatistica, in quanto legata al piccolo e coeso gruppo dei credenti. Il fondamento della politica, come arte dell’ordinamento del mondo secolare, fa invece riferimento alla ripresa della lezione conciliare (e delle sue lontane premesse bibliche e patristiche) attorno alla laicità cristiana. C’è quindi nel libro la spiegazione convincente di una sorta di centralità della politica per la testimonianza del laico. E da questa lezione scaturisce poi un ragionamento articolato sulle specificità della politica, anche rispetto ai ricorrenti appelli alla difesa dei «valori cristiani» o al primato dell’etica. L’insistenza degli autori va in questo senso alla precisazione di livelli, delle forme, delle modalità specifiche della politica, nel suo inesauribile compito di creazione delle condizioni di vita nella «città dell’uomo»: compito che è speculare ai suoi limiti, che devono essere compresi ed accettati, pena l’incoerente e frustrante intreccio di elementi spuri nella politica. La politica non è etica, anche se deve essere sempre ricollegata alla tensione etica. Interessanti sono a questo proposito le pagine dedicate alla mediazione come struttura fondamentale della politica in quanto arte dell’integrazione di prospettive diverse (nella sua diversità dal «compromesso», che è invece logica della divisione lottizzatrice dello spazio politico). Oppure le pagine che spiegano acutamente la differenza tra cittadinanza democratica e appartenenza identitaria. E infine, la profonda identificazione della prospettiva del cattolicesimo democratico, come metodologia capace di collegare la verità assiologica alla prassi democratica, mettendo le basi per risolvere l’annoso problema del sospetto nei confronti della democrazia da parte della Chiesa, tradizionalmente ferma alla difesa della «verità integrale». Tutta questa sezione è attraversata d’altronde dalla consapevolezza acuta dei problemi e delle difficoltà che questa immagine di politica incontra nella pratica delle nostre società complesse, divise sui presupposti etici e tendenzialmente individualistiche.


Un approccio personalista alla politica

La seconda grande sezione del volume insiste sul fondamento essenziale della politica, che è da scorgere in una concezione antropologica personalista. Concezione che riposa sulla consapevolezza cristiana, ma che è aperta alla comprensione e alla valorizzazione di chiunque sia libero nel proprio accostamento alle dimensioni vere e profonde dell’umanità. Il personalismo non solo si contrappone a ogni totalitarismo e ad ogni individualismo, ma vede i diversi livelli della relazione interpersonale come costituitivi della stessa identità dell’essere umano. In questa logica l’organizzazione sociale buona, il cosiddetto «bene comune», è la condizione dell’espressione piena dell’umanità di ogni persona, ma anche il fine dell’organizzazione politica complessiva. La virtù, l’amicizia, la felicità, si organizzano attorno alla dimensione politica come specificazioni e dimensioni diverse di questo perseguimento pratico del bene comune. La politica, personalisticamente intesa, si addensa quindi attorno al compito–responsabilità della pace, intesa non come esorcizzazione del conflitto e delle differenze, ma come obiettivo principe dell’azione politica, che deve passare anche attraverso una rigorosa sorveglianza dell’uso della forza a qualsiasi livello della dinamica conflittuale.


Alcuni luoghi discriminanti

La terza parte del volume è dedicata ad alcune categorie e alcuni luoghi essenziali e preminenti, ancorché specifici e settoriali, dell’odierna politica. Cinque lucide pagine, per fare un solo esempio, mettono in chiaro il discorso sulla «sussidiarietà», una delle categorie politiche più diffuse nel linguaggio politico (cristiano, ma non solo cristiano) contemporaneo e anche una delle più equivocate e stiracchiate, spesso al servizio di impostazioni liberistiche e fondamentalmente antipolitiche. Oppure, poco più spazio racchiude una precisa indagine attorno al problema della nazione, della sua possibile utilizzazione in chiave di espressione della cittadinanza contemporanea, con una chiara consapevolezza dei suoi limiti e della sua ambiguità. In seguito si affrontano la questione del lavoro, il rapporto tra politica e mercato, il nesso riforma–rivoluzione, la delicatissima e quanto mai attuale problematica della comunicazione politica, il problema dei diritti, la centralità della solidarietà come chiave di lettura decisiva di ogni agire politico, fino ai problemi dell’ambiente, della scuola, dell’assistenza. Su ognuno di questi capitoli, la descrizione dell’esistente non si attarda in analisi articolate, ma offre pochi tratti che rendono chiaro il problema attuale, mentre la progettualità tende a richiamare continuamente il collegamento delle urgenze contemporanee con l’impostazione fondamentale sopra descritta del processo democratico e dell’azione politica dei credenti.
Insomma, il libro si raccomanda come utilissimo strumento sintetico per percorsi di riflessione e formazione di gruppo alla comprensione della dimensione politica come aspetto essenziale dell’umanità e della coscienza cristiana. E’ anche una lettura forte per chiunque voglia trovare spunti per ricollegare le ansie e le speranze dell’attualità alle strutture di una «mente ben formata». Chi fosse solo minimamente sensibile e introdotto al linguaggio della filosofia, della teologia e del diritto, ne ricaverà una vera miniera di stimoli e di aiuti per la propria formazione.

1 L.F. Pizzolato – F. Pizzolato, Invito alla politica. Linee di un percorso di formazione, pres. del card. C.M. Martini, Vita e pensiero, Milano 2003, pp. 240.
2 Ibid., p. 7.

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