06 Giugno 2010 Appunti di cultura e politica

Appunti 3_2010

La sfida educativa oggi è una delle sfide più impegnative e probabilmente proprio nell’ambito sociale e politico se ne coglie l’urgenza. Ma a quali condizioni è oggi possibile, necessario o doveroso procedere ad un impegno formativo in questo ambito? Il veloce e radicale cambiamento in atto nella percezione che la pubblica opinione ha dell’impegno politico richiede probabilmente metodi nuovi e pone anche l’esigenze di costruire una piattaforma comune oggi non più scontata, da cui partire nell’approfondimento. Oltre che attivare una formazione specifica all’impegno politico si rende quindi necessario individuare gli elementi pregiudiziali di ogni impegno nella costruzione della “polis” e le modalità per comunicarli in modo efficace.

La formazione socio-politica

Angelo Casati

Se la sfida educativa oggi è certamente una delle sfide più impegnative, in particolar modo appare esigente e urgente la sfida dell’educazione alla dimensione sociale e politica, prima ancora che all’impegno socio-politico vero e proprio. Basta infatti esaminare i comportamenti sociali dei nostri giorni per convincersi che stanno progressivamente venendo meno i parametri culturali che nel secolo scorso avevano rapportato individuo a collettività, mentre non è ancora emersa una vera alternativa a tali parametri. La scelta politica oggi passa non tanto attraverso l’individuazione, da parte dell’elettore, di programmi condivisibili sui quali fare convergere il proprio consenso, quanto piuttosto attraverso l’identificazione tra l’elettore e l’eletto, che sempre più è individuato attraverso semplificazioni e rispondendo agli effetti della comunicazione attuata dai mass media. Nel sistema democratico si assiste, non solo in Italia, ad una progressiva deresponsabilizzazione per il delegante-elettore, che affida sempre più una delega in bianco all’eletto o, in certi casi, al partito, mentre non è mai completamente decollata la democrazia partecipativa che anche la nostra Costituzione aveva dichiarato come l’architrave del sistema democratico.
La globalizzazione dell’economia ha aperto fronti inimmaginabili fino a pochi anni fa, ma non è stata accompagnata da pari capacità di ampliare la responsabilizzazione dell’azione sociale, che, all’opposto, si è ristretta sempre più a difesa di individualismi e particolarismi.
In questo contesto, porsi il tema dell’educazione alla sensibilità sociale e politica di tutta la cittadinanza diventa cruciale ed ancora più urgente rispetto a quello della preparazione ad un impegno politico, il quale, comunque, sarebbe riservato ad una minoranza di persone. In sostanza, si potrebbe dire che il patto sociale costituito dalla Costituzione più che essere riformato dovrebbe essere finalmente interiorizzato nelle scelte quotidiane dei cittadini ed esplicitato consapevolmente nei loro comportamenti, ben più di quanto sia stato fatto fino ad oggi.
Si deve quindi avere la consapevolezza che, proponendo itinerari formativi su questi temi, si rema controcorrente. Eppure proprio per questa ragione pare importante investire risorse e fatica in questo impegno; per i cattolici, inoltre, questo tema pone in gioco anche la possibilità per l’uomo di contribuire alla realizzazione del progetto di Dio ordinando le cose terrene secondo il fine ultimo della creazione.

Alcuni elementi pregiudiziali

L’impegno formativo in questione è quindi di non poco conto e si basa su alcuni elementi irrinunciabili: la convinzione che l’uomo possa condizionare concretamente e in modo significativo l’andamento storico dei processi sociali e politici, il primato della politica sull’economia, la consapevolezza che l’impegno di oggi è destinato a produrre effetti anche per le generazioni successive. Senza questi elementi di fondo diventa difficile impostare qualsiasi percorso formativo alla sensibilità o all’impegno socio-politico: ne ho dato una breve elencazione scegliendo gli elementi che mi pare siano ormai per niente scontati nell’opinione pubblica attuale, nella quale emergono fortemente, al contrario, sfiducia verso la possibilità che il singolo cittadino possa determinare una situazione socio-politica (spesso questo di fatto nasconde una volontà di non assumere impegni o responsabilità personali), oppure vi è la tendenza a ritenere che la tutela degli interessi individuali ed anche di quelli collettivi derivi semplicemente dal libero andamento dell’economia e dunque non vi sia una reale esigenza di una politica, che avrebbe, in quest’ottica, solo il difetto di porre dei vincoli all’attività economica (spesso questa valutazione deriva dalla difesa del proprio particolare interesse), ed infine impera la convinzione che la politica sia destinata a risolvere problemi a breve o al massimo a medio termine, e tale convinzione si sviluppa poiché i problemi a breve termine sono quelli sui quali persiste un interesse anche della generazione che è impegnata in politica in quel determinato momento: lo sguardo, quindi, non supera questo orizzonte ristretto, nel quale in sostanza ristagna anche la proposta politica.
La prima sfida da affrontare e vincere, pertanto, è costituita proprio dal rendere consapevoli i destinatari della formazione riguardo all’esistenza ed importanza dei predetti elementi, «pregiudiziali» per la formazione.
Evidentemente essi, in un’ottica cristianamente ispirata, acquisiscono una solidità ed un’importanza anche maggiore: il ruolo dell’uomo nella storia non costituisce più solo una possibilità, ma anche un dovere, una vocazione; il primato della politica altro non è che l’affermazione della necessità di non orientare i propri comportamenti solo sulla base di interessi individuali, ma piuttosto sulla difesa e promozione di qualsiasi persona umana; la necessità di pensare alle generazioni future deriva semplicemente dal fatto che il mondo non ci appartiene e quindi ogni nostro comportamento deve tener conto delle conseguenze che potrà avere per chi verrà dopo di noi .

Dimensione universale della dottrina sociale della Chiesa

Proprio i fondamenti della dottrina sociale della Chiesa restano centrali in un percorso formativo non solo per i cattolici. Un percorso formativo organizzato da cattolici sarà veramente ricco di contenuti e portatore di buoni frutti se saprà presentare i fondamenti della dottrina sociale della Chiesa con forme ed esperienze che consentano anche a chi non è cattolico di arricchirsi senza complessi di inferiorità: questo sarebbe una conferma evidente dell’universalità dei principi su cui si fonda la dottrina sociale della Chiesa. Anche questa capacità di comunicazione e proposta è una scommessa da vincere. Percorsi formativi organizzati da cattolici solo per cattolici? Certo essi possono costituire un momento importantissimo, ma non esauriscono tutte le necessità che l’emergenza educativa in questo settore esprime. Inoltre, proprio la capacità di sottolineare anche gli elementi valoriali comuni, perché riferibili all’uomo in quanto uomo, rintracciabili in approcci culturali diversi, è segno di quella capacità di dialogo che proprio la dottrina sociale della Chiesa pone come metodo per la ricerca e costruzione del bene comune.
Questo non significa irrilevanza del magistero della Chiesa, ma, anzi, richiede l’impegno a calare storicamente qui ed ora il magistero mettendolo a disposizione di tutti coloro che vogliano iniziare una riflessione sulla dimensione sociale dell’uomo proprio a partire dagli elementi essenziali che caratterizzano ogni uomo.
Proprio il cardinal Martini, in un discorso di s. Ambrogio del 1987, precisava che «il campo politico è proprio del cittadino in quanto tale, e la presenza cristiana in esso deve presentarsi ed essere presenza autenticamente umana e stimolo di attuazione democratica, come insegna il magistero della Chiesa. Ciò che Dio vuole salvare, facendolo entrare nella sua sfera, è l’uomo nell’integrità delle sue manifestazioni».

La partecipazione attiva alla costruzione della polis

Un altro elemento qualificante di un percorso formativo alla sensibilità o all’impegno socio-politico è la possibilità che il destinatario della formazione sia parte attiva del processo formativo: il concetto in sé non è certo nuovo, ma acquista in questo ambito un valore particolare. Non si dà una reale formazione alla sensibilità socio-politica se non attraverso una maturazione progressiva: si diventa cittadini maturi solo attraverso l’esercizio del discernimento, cioè della capacità di giudizio che è essenziale per esercitare consapevolmente un’azione sociale o politica. Non si formano cittadini semplicemente spiegando cosa è giusto fare, il rischio sarebbe quello di contribuire a formare soggetti predisposti alla passività e a fare ciò che il potere politico di un dato momento storico chiede loro, non cittadini pronti alla partecipazione attiva: è invece essenziale far maturare la democrazia partecipativa, alla quale la nostra Costituzione è ispirata.
Quindi un lavoro molto delicato ma necessario è costituito dalla distinzione tra quelli che possono essere principi essenziali di ogni agire politico, di cui si deve dare comunicazione chiara e netta e dei quali favorire l’interiorizzazione, rispetto a una libera e consapevole concretizzazione storica dei principi. Questo è un aspetto cruciale, soprattutto in tempi come questi, in cui si tende ad esaurire la sensibilità politica nell’identificazione con un leader, al quale delegare tutte le decisioni. Una priorità educativa oggi mi pare sia, poi, la nozione di libertà. Sta emergendo sempre più nell’opinione pubblica una nozione di libertà intesa come «libertà dal dovere», cioè come libertà dalla responsabilità verso gli altri, verso la società: in una parola, libertà come egoismo. Tale nozione è esattamente opposta a quella cristiana o anche a quella che è stata vissuta e pagata col sangue dalla Resistenza, che è libertà per poter realizzare la giustizia, il bene comune; una libertà che, in quanto tale, responsabilizza e, certamente, non nega l’esistenza di vincoli e limiti, quando questi sono dettati dalla esigenza di solidarietà verso gli altri.

La diversità come opportunità sociale e formativa

Anche il tema della diversità pare oggi cruciale, sia dal punto di vista contenutistico che metodologico. Gli itinerari formativi dovrebbero favorire il superamento di quelle concezioni che vedono nella diversità – intesa nelle sue diverse manifestazioni – un problema in sé.
Nell’impegno sociale e politico la relazione con la diversità di opinioni, di situazione sociale, culturale, etnica ecc., può costituire un’opportunità. Ogni paura per la diversità è sostanzialmente un rifiuto della politica come metodo di soluzione dei problemi. Quindi anche nei percorsi educativi può essere molto importante creare occasioni di confronto tra posizioni diverse, per ricercare una sintesi. Saper convivere, nel percorso formativo, con persone che provengono da storie personali diverse costituisce già una crescita nella propria capacità di vivere nella polis. Scriveva Lazzati che «il dialogo non può non aprirsi con tutte le forze intente alla costruzione della città dell’uomo ma derivanti da estrazioni culturali e configurate in proposte politiche diverse e opposte. Aprire con esse un dialogo fatto di rispetto, di sincerità, senza perdita di identità, ma anche senza presunzione di possedere tutta la verità, guidati da vera prudenza politica cristiana, in vista di trovare insieme il bene comune rispondente alle esigenze del cittadino di quella città, in quel momento, e le vie migliori per attuarlo, è dovere stretto per il fedele laico impegnato politicamente»38.

Scelta politica e consenso sociale

Anche il rapporto tra consenso sociale e scelta politica costituisce uno snodo importante, perché costituisce la chiave di lettura di come viene concepito proprio l’impegno politico. L’azione politica vive di due momenti essenziali: individuazione della scelta che risponde alla ricerca del bene comune, necessità di disporre degli strumenti e del potere sufficiente per realizzarla. Non sempre i due elementi hanno coesistenza facile, perché spesso il politico è portato a fare le scelte popolari, ma non lungimiranti, cioè quelle scelte che soddisfano, o sembrano soddisfare, esigenze concrete qui ed ora, di chi lo sostiene elettoralmente: non mancano nella storia della politica casi di persone che intuiscono con largo anticipo le scelte profetiche, di lungo termine, ed hanno il coraggio di enunciarle e battersi per esse. Spesso questi politici non riescono a realizzare tali progetti lungimiranti, perché essi non sono compresi dalla massa o perché non soddisfano interessi contingenti o parziali, più facilmente individuabili. Valga per tutti la figura di Aldo Moro, che pagò con la vita l’aver saputo pensare politicamente verso il futuro, cosa che gli costò grandi incomprensioni anche quando era in vita. Credo che un percorso formativo debba saper evidenziare l’importanza anche delle scelte impopolari e della capacità di comunicare alla pubblica opinione la necessità di scelte faticose nel breve termine. Sotto questo profilo, è particolarmente efficace nel percorso formativo rappresentare esempi della storia politica italiana, contestualizzandoli storicamente. Da qui si può cogliere anche l’importanza delle materie storiche nei percorsi formativi.

Aspetti metodologici dell’educazione

Credo sia opportuno anzitutto potenziare l’educazione civica nelle scuole, che spesso è stata trattata come la cenerentola dei momenti educativi. Non c’è dubbio che proprio nel momento della crescita e formazione umana del giovane cittadino si debba fin da subito consentirgli di acquisire una sensibilità e consapevolezza di essere parte di una società democratica, di una polis che si attende da lui un contributo per la costruzione e dove diritti e doveri sono due facce della stessa medaglia. Lo studio delle altre discipline scolastiche acquisirebbe una valenza diversa, dato che ogni materia potrebbe essere vista come lo strumento di cui il futuro cittadino dispone per contribuire alla vita della polis. L’educazione civica, dunque, non come materia «aggiuntiva» (come tale quasi facoltativa), ma come materia che consente di dare un senso compiuto a tutte le altre.
La costituzione di scuole da parte della Chiesa può essere un efficace strumento formativo, rispetto al quale in precedenza si è cercato di tratteggiare i connotati. Del resto proprio il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes (n.75) precisa che «bisogna curare assiduamente l’educazione civile e politica, oggi tanto necessaria, sia per l’insieme del popolo, sia soprattutto per i giovani, affinché tutti i cittadini possano svolgere il loro ruolo nella comunità politica».
Inoltre rimane intatta l’importanza di momenti formativi non strutturati come una «scuola» ma altrettanto rilevanti, che punteggino il territorio fornendo luoghi stabili di confronto e approfondimento costante per tutte le forze locali: centri studi e laboratori socio-culturali. Essi avranno anche il pregio di intercettare esperienze e contributi di chi non si sente di percorrere un cammino formativo prolungato. Inoltre renderanno possibile la creazione di momenti di osmosi tra teoria e pratica, ad esempio attraverso riletture della realtà territoriale.
Potrebbe risultare essenziale che i momenti formativi siano inseriti anche in ambiti che normalmente non sono preposti a queste tematiche, ad esempio associazioni culturali generaliste, oratori, realtà economiche, associazioni imprenditoriali, in modo che si possa raggiungere il numero più vasto di persone ed evitare una dimensione elitaria di queste iniziative.
In tutte le occasioni di confronto e formazione sarà rilevante anche l’utilizzo del metodo della testimonianza diretta, quella che permette a chi ha svolto o svolge attività politica di trasmettere le sue esperienze, comprensive di difficoltà e speranze.
E proprio la speranza è quell’elemento che non deve mancare in ogni percorso formativo, tanto più in quello relativo all’ambito socio-politico.

1    Formazione politica per una società a servizio dell’uomo, relazione al 17° convegno sui problemi internazionali promosso dall’istituto «Rezzara» di Vicenza (13-16 settembre 1984).

5x1000
cinque
per mille

La Città dell'uomo Aps è un'associazione di promozione sociale riconosciuta: puoi finanziarla senza alcun onere di spesa.

Scegli di destinare a noi il 5 per mille dell'Irpef.

Codice fiscale

97040430155