Carlo Galli: l’attuale sistema economico crea una democrazia senza popolo
11 Novembre 2017 Incontri e convegni

Carlo Galli: l’attuale sistema economico crea una democrazia senza popolo

Si è tenuto lunedì 6 novembre u.s. il primo incontro del percorso di riflessione organizzato da “Città dell’uomo” per l’inverno 2017/18, in preparazione all’appuntamento elettorale della primavera 2018. Ospite d’eccezione il prof. Carlo Galli, politologo dell’Università di Bologna e dal 2013 deputato della Repubblica (prima del Partito Democratico, successivamente di MDP – Movimento Democratico e Progressista). Traendo spunto dal suo ultimo volume “Democrazia senza popolo. Cronache dal Parlamento sulla crisi della politica italiana” il prof. Galli ha sviluppato un’analisi puntuale della situazione politico-sociale del nostro Paese e dell’Unione Europea.

Partendo proprio dalla domanda se possa esistere la democrazia senza popolo, Galli ha mostrato come negli ultimi 30 anni si sia affermato un modello di stampo neo-liberista che a partire dagli anni Settanta ha sostituito il modello sociale ispirato alle politiche economiche di Keynes del Secondo Dopoguerra: “Siamo di fronte ad una crisi senza precedenti della rappresentanza poiché il popolo è distante dal potere. Senza il popolo, della democrazia rimane solo il kratos e chi è in grado di esercitarlo. Con gli anni ‘70, è sotto gli occhi di tutti, è andata in crisi una visione del mondo: economicamente è andato in crisi il keynesismo, mentre politicamente è andata in crisi la social-democrazia”.

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Il neoliberismo ha costruito negli anni un’ideologia compatta e intangibile: non c’è alternativa all’attuale stato di cose, sostengono i neoliberisti, gli ordoliberali e forze sedicenti di sinistra. L’ideale politico dei neoliberisti, per esempio, è un paese governato escludendo le ali estreme dal dibattito pubblico e un modello economico “particolarmente invasivo perché presuppone anche un sistema culturale che si presenti neutro agli occhi dell’opinione pubblica. Esso ha progressivamente smantellato lo Stato sociale e abbassato il livello delle tutele dei lavoratori”.

I limiti e le distorsioni di questo modello – amplificate dalla crisi economica e dalla crisi demografica che l’Italia sta vivendo – hanno provocato sempre maggiore disagio e sfiducia fra i cittadini, proteste e disaffezione, astensionismo a livelli altissimi. Le disuguaglianze aumentano invece di diminuire. Ha continuato Galli: “Se le scelte politico-economiche vengono “imposte”, i cittadini percepiscono l’inconsistenza delle loro istituzioni democratiche. Più in generale, oggi non viene messo in discussione il sistema economico in cui siamo immersi e tutte le forze politiche presentano programmi con minime differenze e sfumature. Servirebbe invece un vero confronto politico sui “fini” della comunità e, di conseguenza, sui veri mezzi”.

Quali soluzioni e obiettivi per cambiare lo stato di fatto? Il prof. Galli ha concluso il proprio intervento affermando con forza e passione che: 1) soltanto impegnandosi apertamente a ribilanciare i rapporti tra capitale e lavoro, 2) impegnandosi a distruggere le narrazioni che sono state proposte dal liberalismo sulla crisi, sulla governance europea, sul mito della sempre maggiore efficienza del privato rispetto al pubblico e dell’esistenza di un trade-off tra uguaglianza ed efficienza, sull’idea che l’occupazione è possibile soltanto in un mercato del lavoro flessibile, e 3) rinnegando le scelte fatte nell’ultimo trentennio, è possibile per la politica recuperare terreno e riconquistare la fiducia delle masse rancorose e disaffezionate.

“Operazione difficile – ha continuato Galli – e non di breve termine, che richiederà non poche accortezze, inclusa soprattutto la capacità di trovare un linguaggio adeguato, che tenga conto della diffidenza dei cittadini verso uno stile politico più tradizionale rispetto a quello leaderistico; operazione però necessaria per chiunque ritenga non derogabile la trasformazione dello stato di cose esistente”. Queste politiche di cambiamento radicale potranno essere realizzate soltanto difendendo e reclamando gli spazi di partecipazione, a cominciare dal Parlamento, e difendendo il ruolo dello Stato sia come luogo di democrazia e autodeterminazione sia di regolatore della vita economica in nome della rimozione delle disuguaglianze materiali, prevista dall’articolo 3 della Costituzione, e della tutela dei diritti sociali.

Alberto Ratti

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